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Un 21 marzo condiviso

denina libera

Si respirava un bel clima ieri sul pullman che ha portato a Verbania una quarantina di studenti degli istituti superiori di Saluzzo per partecipare alla celebrazione della Giornata della Memoria e dell’Impegno. Sfilare con altre 8000 persone, in grandissima parte giovani, ascoltare in silenzio i più di 900 nomi delle vittime innocenti delle mafie, seguire in diretta le parole appassionate di don Ciotti da Locri, centro scelto quest’anno per la manifestazione nazionale, ci hanno coinvolto profondamente. Molto intensi anche i laboratori del pomeriggio, cui abbiamo partecipato a piccoli gruppi.

Di seguito una sintesi a più voci degli interventi cui siamo stati testimoni, a riprova del fatto che il nostro è un percorso condiviso, dalle scuole e non solo.

Discorso di don Ciotti, di Silvana Cravero, in rappresentanza del Comune di Saluzzo.

Noi amiamo la vita! Questi morti di cui abbiamo letto i nomi sono vivi!

Facciamoli vivere con il nostro impegno! dobbiamo essere più vivi noi! La vera cittadinanza è corresponsabilità, contribuire tutti per il bene comune, che nasce da educazione, crescita culturale e partecipazione alla vita pubblica. La legalità non è un  "idolo", non è fine a se stessa, ma va intesa come strumento per ottenere giustizia. Il lavoro, la scuola, i servizi sociali restano i primi antidoti alla vita mafiosa, oltre alla cura dell’ambiente come casa di tutti. Se i diritti sono deboli, è anche colpa delle istituzioni troppo tiepide. Il riconoscimento reciproco, l’inclusione sociale sono alla base della nostra democrazia e si radicano nella nostra Costituzione. La povertà assoluta che colpisce milioni di persone ci deve fare sussultare. Nessuno ha la ricetta in tasca: l’educazione va proposta e non imposta. I giovani hanno bisogno di risposte chiare e precise. La legalità deve essere un ponte in assenza di proposte credibili, di spazi e opportunità. Ai sindaci dobbiamo chiedere di lavorare per la città educativa: siamo tutti in gioco, tutte le componenti, non solo la famiglia, non solo la scuola, ma anche noi, le istituzioni. Siamo qui perché amiamo la vita, le vittime sono anche i vivi ai quali tolgono la dignità con l’usura, la corruzione. Non basta essere anti-mafia, serve una cultura della vita. Dei nostri politici diceva Corrado Alvaro: “Abbiamo il diritto di sapere ciò che c’è in testa e in tasca”. La politica è etica, la politica è servizio per il bene comune. Le ingiustizie si sono accentuate nelle nostre omissioni, nelle nostre promesse non mantenute, leggi fatte a metà, quindi la corruzione dilaga e la criminalità economica si espande. Giace ferma da oltre un anno la legge sulla confisca dei beni ai mafiosi, dobbiamo togliere loro tutto! Ci sono tante cose da fare per migliorare le leggi, i codici delle gare d’appalto, sbloccare le leggi sul gioco d’azzardo, rendere più efficace la lotta ai reati sull’ambiente, manca la riforma sul caporalato. C’è qui una marea di giovani, meravigliosi, portatori di vita, dobbiamo dare spazio alla vita che cambia, essere capaci di vivere, non lasciarci travolgere: siamo tutti sostituibili, ma dobbiamo fare tutti la nostra parte. Il nostro affetto va a tutti quelli che lavorano per la nostra sicurezza. Essere sbirro non è un’offesa, è un complimento! Siamo tutti sbirri!

Laboratorio sui beni confiscati in Piemonte, a cura di Alessandra ed Elsa della classe IV B IPC

In Piemonte ci sono circa 340 beni confiscati alle mafie, di cui 20 nella provincia di Cuneo. Per quelli che sono destinati al riutilizzo sociale è necessario sapere la storia, perché è un processo molto lungo: per poterli riutilizzare ci vogliono le competenze, i soldi per la ristrutturazione ed è necessario che la loro gestione generi un profitto, per poterla continuare. Un bene che sta per essere riaperto al pubblico è il castello di Miasino, sequestrato ad un boss della camorra da una decina di anni: successivamente si è scoperto che era ancora in mano al nipote. Cascina Saetta, confiscata alla ‘ndrangheta e così chiamata in memoria del giudice ucciso nel 1988, veniva utilizzata per nascondere prostitute, armi e latitanti. Il palazzo del Comune di Bosco Marengo (AL) necessitava di ristrutturazione e c’erano 73.000 euro per i lavori, ma non bastavano: sono passati anni e l’edificio è crollato definitivamente. E’ stato molto interessante partecipare, perché ci siamo rese conto di non sapere proprio nulla di tutto questo.

Laboratorio sull’infiltrazione della ‘ndrangheta nel Nord Italia, di Silvana Cravero, in rappresentanza del Comune di Saluzzo.

Riprendendo il titolo dei laboratori, il giudice Caselli nel suo intervento sottolinea che non ci sono isole felici, anzi ci sono elementi per mostrare il contrario. La legalità è lo strumento perché la giustizia è il vero volto della democrazia. Le mafie al Nord sono poco visibili, senza forme eclatanti: la loro presenza è silente, mimetica, di cose non dette, solo accennate, sussurrate. Al contrario, al Sud esibiscono il loro potere. Lo scrittore Sciascia in tempi non sospetti aveva già previsto un innalzamento dei confini territoriali della mafia. Calamandrei, padre costituzionalista, nel 1950 temeva “l’indifferentismo alla politica” e diceva “Siamo tutti sulla stessa barca, non lasciamo agli altri la politica, la buona politica”.

Prosegue e sviluppa questo concetto anche Diego Sarno, assessore nel Comune di Nichelino, affermando che il Comune deve avere delle pareti di vetro: la gente deve capire i meccanismi del Palazzo, i cittadini devono capire il bilancio del Comune, c’è quindi l’obbligo morale da parete degli amministratori di fare delle integrazioni, per far capire. Bisogna raccontare le cose tecniche e questo si può fare se la classe dirigente è preparata. I cittadini devono capire come funzionano i partiti, come sono organizzate le associazioni, dove si prendono i voti, come si crea il consenso, dove si prendono i soldi e come si spendono. La politica ha un costo (le sedi, i volantini): ci vuole la massima chiarezza. Tutte cose che alle mafie non piacciono, per i loro affari si basano sul voto di scambio. Anche in Piemonte ci sono Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose. Però i nostri figli e i nostri nipoti ci chiederanno conto di questa parte della storia e ci domanderanno “Tu dove eri? Cosa hai fatto?”.

Spettacolo teatrale su Peppino Impastato, a cura di Alessandra, Dalila, Carola, Debora e Valentina, delle classi IV B- IV D IPC

Lo spettacolo che si è svolto presso l'oratorio "Don Bosco" di Verbania ha voluto farci riflettere sull'impegno civile attraverso la drammatica storia di Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino. Peppino fin dall'inizio della sua carriera giornalistica si è fortemente impegnato a costruire una società libera dalla mafia, dall'omertà, dalla corruzione e per questo motivo è stato assassinato per mano della mafia il 9 maggio 1978. Sulla scena tre attori: una violinista e un chitarrista accompagnavano la voce narrante di una ragazza che, immedesimandosi nei vari soggetti coinvolti nella tragica storia di Peppino, è riuscita a trasmettere la rabbia e il dolore provati. Gli autori hanno preferito puntare sul contenuto del testo, non sviando l’attenzione del pubblico su una scenografia importante, ma citando frasi di un amico di Peppino e del processo grazie al quale solo più di vent’anni dopo verranno assicurati alla giustizia mandante ed esecutori materiali del delitto .  Lo spettacolo si è concluso con una canzone rivolta ai familiari, da cui tutti dovremmo prendere esempio, che hanno saputo trasformare la rabbia in gioia e hanno trovato la forza di prendere il posto di Peppino, impegnandosi nella costruzione di una società non mafiosa, libera dall'omertà e dalla corruzione. L'interpretazione della compagnia teatrale nel raccontare la storia di Peppino Impastato ha colpito l’intera platea.

Testimonianza dell’avvocato Umberto Ambrosoli, di Caterina Dematteis, referente del progetto “La legalità si impara”

Sempre impressionante il racconto della storia drammatica di una vittima innocente da parte di un familiare, ma forse la ricostruzione della vicenda di Ambrosoli nella complessità della storia italiana degli anni Settanta lo è stata ancora di più. Parlando a una platea di giovani, il figlio Umberto, che all’epoca dell’omicidio aveva 8 anni, l’ha definita una “gran bella storia”, perché può essere per tutti un modello di ciò che si vuole diventare, esprimendo valori e convincimenti che appartengono all’essere umano, quindi si possono ripetere in ciascuno.

Chiamato ad occuparsi della liquidazione della Banca Privata Italiana a metà degli anni Settanta, Giorgio Ambrosoli capì presto che sarebbe stato lasciato solo da colleghi ed amici nell’affrontare un vero ginepraio, in cui c’erano in ballo interessi importanti, ma proprio la consapevolezza di poter fare qualcosa per il suo Paese lo fece decidere per quel delicato impegno. Ne è testimonianza la lettera scritta alla moglie qualche mese dopo, con il famoso “Qualunque cosa succeda…” Arrivarono le denunce, le proposte di corruzione, poi le minacce. E la complicità di parti delle istituzioni con il responsabile del fallimento della banca, di cui Umberto Ambrosoli non fa mai neanche il nome, diventò presto evidente. Gli amici del padre fin dall’inizio gli consigliavano cautela, ma ormai il suo isolamento era totale. L’importante per gli altri era non esporsi, non dire di no a chi aveva troppo potere, mentre chi continuava a dire no doveva essere eliminato. A chi gli consigliava di andarsene e badare alla famiglia, il padre aveva risposto che era necessario continuare a lavorare per salvare il bene comune: quella montagna di soldi mancanti, indirizzati su conti esteri e aziende fantasma per rimpinguare il patrimonio personale del responsabile del fallimento, avrebbe finito per essere pagata dall’intera collettività. Il suo impegno gli costò la vita, ma dimostra ancora oggi che è possibile non cedere al proprio interesse personale. Come dice Umberto, quella di suo padre è una “storia fortunata”, perché, a differenza di tante altre vittime delle mafie, ha avuto giustizia: killer e mandante sono stati condannati all’ergastolo. Ma alla domanda sul motivo per cui volontariamente il relatore non abbia mai nominato Michele Sindona, il presidente della banca fallita, la sua risposta è molto semplice: i nomi passano, quello che resta sempre uguale è la dinamica. L’impegno di ciascuno per cambiare questo stato di cose è l’assunzione della propria parte di responsabilità: così è stato per combattere il terrorismo di quegli anni, così per fronteggiare le mafie ( si pensi ai giovani di Addio Pizzo). Solo quella è la strada per migliorare il nostro Paese, farlo uscire dalla palude delle corruttele e della raccomandazione: che ciascuno faccia la sua parte.

Se dunque possiamo cogliere una sollecitazione dalla Giornata di LIBERA del 21 marzo per la Memoria e l’Impegno, iniziamo ad impegnarci nel nostro piccolo.

Ultimo aggiornamento (Giovedì 23 Marzo 2017 19:03)

 

Progetto MEGA

Martedì 20 marzo le seconde A B e C Denina partecipano al progetto MEGA ( migrazioni,educazione globale e attivismo) organizzato dal CCM (comitato di collaborazione medica). I ragazzi, attraverso giochi di ruolo si sono confrontati con il tema dell' immigrazione analizzando dati statistici, articoli di giornali e anche " luoghi comuni".

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 22 Marzo 2017 21:18)

 

Laboratorio elementari “giochiamo con i fluidi”

Martedì 7 marzo 2017 le classi quarte della scuola elementare Willy Burgo di Verzuolo e la scuola primaria di Villanovetta hanno fatto visita al nostro istituto per visionare i labroratori di chimica e fisica e partecipare al progetto “giochiamo con i fluidi”.

Nel laboratorio di chimica, i prof. Conte e Bonetto hanno proposto alcuni esperimenti come il “dentifricio dell’elefante” e “l’emulsione olio-acqua”.

Gli allievi Milena Vigna, Stefania Raviolo e Daniele Comba delle classi 1B e 2C hanno fatto da tutore ai bambini, mostrato la vetreria e aiutandoli nello svolgimento dell’esperienza “inchiostro simpatico”.

Il prof Morandini aiutato dal prof Laurino, nel laboratorio di fisica ha mostrato come si creano i moti convettivi sia nell’aria che nell’acqua. I bambini hanno realizzato una girandola a serpentello che, posizionata su una piastra riscaldata, si muoveva sfruttando la corrente d’acqua calda.

A fine giornata abbiamo notato con piacere che i bambini erano molto contenti ed entusiasti dalla nuova esperienza.

Anche noi abbiamo imparato qualcosa da questa esperienza: aiutando i bambini ci ha riempiti di soddisfazione. 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 22 Marzo 2017 20:15)

 

Campionati Studenteschi di Basket 3c3 Fase Zonale di Saluzzo

Mercoledì 15 marzo 2017 presso le palestre del palazzetto di Via della Croce a Saluzzo si sono svolti i campionati studenteschi di basket 3C3 per gli Istituti Istruzione Superiore di 2° grado dell’ambito distrettuale 019.

Hanno preso parte alla manifestazione ben 32 squadre maschili e 5 femminili che si sono date battaglia sul parquet del palasport.

Dopo la fase qualificante a gironi la categoria maschile ha visto affrontarsi per il titolo i ragazzi dell’I.I.S. Arimondi-Eula di Savigliano e quelli dell’I.I.S Denina sez. staccata ITIS Rivoira.

I saviglianesi più esperti hanno avuto la meglio aggiudicandosi il trofeo messo in palio dal comune di Saluzzo.

Per la categoria femminile invece le squadre hanno svolto un girone all’italiana al termine del quale è risultata vincente la squadra dell’I.I.S. Soleri-Bertoni sul Liceo Bodoni di Saluzzo, al terzo posto la squadra dell’IIS Denina.

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VIsita alla Rivoira

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Martedì 14 marzo gli allievi e le allieve delle classi quinte dell’ITIS di Verzuolo, accompagnati dagli insegnanti Armando, Panero e Vico, si sono recati nella vicina Falicetto per visitare la ditta “Rivoira Giovanni e figli S.p.A.”. Dopo una passeggiata tra i frutteti, che proprio a questa azienda offrono la materia prima, i ragazzi ed i loro accompagnatori sono giunti alla Rivoira dove sono stati accolti dal Sig. Roberto Testa, che ha illustrato le caratteristiche dell’azienda, le particolarità e le attività svolte.

La visita è iniziata dal piano interrato del nuovo stabilimento dove avviene la calibratura delle mele, ossia la loro selezione in base a difetti interni, alla tonalità di colore ed alla geometria, con due macchine calibratrici in grado di trattare fino a 35 tonnellate di mele all’ora, per un totale stagionale di circa 57.000 tonnellate, con l’obiettivo aziendale di arrivare sino a 70.000. Dopo aver visionato gli automatismi presenti (particolare interesse hanno suscitato nei presenti i carrelli a movimentazione automatica in grado di gestire e stoccare i cassoni delle mele in modalità completamente autonoma), la visita è continuata al piano terra dello stabilimento dove avviene l’imballo delle mele per poi proseguire al piano primo dedicato ai macchinari che si occupano di formare gli imballi.

Dopo aver visitato il magazzino, completamente automatizzato ed in grado di stoccare sino a 18.000 cassoni di mele, la visita è continuata nella centrale di cogenerazione di cui l’azienda è dotata.

Tra domande e curiosità si sono fatte le 17.00; ancora il tempo per degustare un’ottima mela Ambrosia offertaci dal personale dell’azienda e riprendere la via del ritorno tra quegli stessi frutteti baciati ormai dal sole al tramonto.

Prof. Daniele Panero

 

Alternanza scuola-lavoro in Emilia-Romagna

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Il Dipartimento socio-sanitario ha organizzato nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro, un’interessante uscita in Emilia-Romagna, finalizzata alla conoscenza di realtà particolarmente virtuose che operano nel settore socio-assistenziale ed educativo.

Prima tappa al Centro documentazione handicap di Bologna per conoscere più da vicino Claudio Imprudente e la sua équipe che da trent’anni rappresenta un importante punto di riferimento per chi lavora a stretto contatto con la disabilità.  In un clima disteso e ironico Claudio e i suoi collaboratori hanno presentato ai ragazzi le numerose iniziative del centro, coinvolgendoli attivamente in giochi utili per comprendere a fondo qual è l’approccio utilizzato dagli operatori del “Progetto Calamaio” alla tematica della diversità.

L’atteso incontro con Claudio non ha deluso le aspettative dei ragazzi e i suoi interventi provocatori hanno saputo divertire e far riflettere allo stesso tempo, offrendo profondi spunti di riflessione sull’inclusione sociale dei soggetti disabili.

La mattinata del 2° giorno è stata dedicata alla visita del “Centro internazionale Loris Malaguzzi”.

Dopo una prima introduzione alla realtà delle scuole dell’infanzia del Comune di Reggio Emilia, che dalla fine degli anni ’60 hanno sperimentato lo spazio dell’atelier e la figura dell’atelierista, gli allievi hanno avuto l’opportunità di visitare in modo interattivo l’“Atelier “Raggio di luce” e il nuovissimo Atelier “Paesaggi digitali”.

Hanno sperimentato in questo modo l’Atelier come  luogo della ricerca, dell’invenzione, dell”empatia, che si esprime attraverso “100 linguaggi” oltre l’età dell’infanzia fino all’anzianità.

Nel pomeriggio ultima tappa al “Castello dei burattini” di Parma, museo che nasce dalla collezione di Giordano Ferrari. All'interno dei circa trecento metri quadri del museo è esposta una parte considerevole del materiale che il burattinaio parmigiano ha pazientemente raccolto in oltre sessant'anni di attività. La famiglia Ferrari ha accolto i ragazzi con un divertente spettacolo per far loro conoscere le diverse forme del teatro di animazione.

Bilancio molto positivo di queste due giornate di formazione intense ma utili per il futuro professionale dei nostri alunni. Una parentesi piacevole che ha permesso a docenti e allievi di aggiornarsi e di conoscersi meglio in un contesto più informale.

Ultimo aggiornamento (Sabato 18 Marzo 2017 21:09)

 

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